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L’intelligenza artificiale: un’opportunità strategica per le PMI italiane

In Breve

Qual è il valore del mercato dell'AI in Italia?
Il mercato dell'AI in Italia è stimato attorno a 1,8 miliardi di euro.
Quante PMI hanno avviato progetti di AI?
Solo l'8% delle piccole e medie imprese ha avviato progetti strutturati di intelligenza artificiale.
Qual è la posizione dell'Italia nell'adozione dell'AI in Europa?
L'Italia si colloca diciottesima tra i 27 Paesi dell'Unione Europea per adozione dell'AI.

L’intelligenza artificiale (AI) sta diventando un elemento fondamentale nella quotidianità delle imprese, rappresentando una grande opportunità per il sistema Italia, in particolare per le piccole e medie imprese (PMI). Questo tema sarà al centro del Forum Ai.Dea, che si svolgerà il 16 e 17 ottobre a Bologna, organizzato da Confindustria e Nomisma.

Secondo Maurizio Marchesini, vicepresidente di Confindustria e di Nomisma, l’AI è accessibile, poco costosa e altamente adattabile ai modelli produttivi italiani. Nel suo gruppo, l’implementazione dell’AI ha portato a significativi miglioramenti in termini di prodotti e produttività, consentendo di scoprire soluzioni e percorsi di sviluppo precedentemente non considerati.

Il mercato dell’AI in Italia è attualmente stimato attorno a 1,8 miliardi di euro, con una crescita prevista del 50% tra il 2024 e il 2025. Tuttavia, l’adozione dell’AI avviene a due velocità: mentre l’84% delle grandi imprese ha già acquisito licenze per l’intelligenza artificiale generativa, solo l’8% delle PMI ha avviato progetti strutturati. Inoltre, l’Italia si colloca al diciottesimo posto tra i 27 Paesi dell’Unione Europea in termini di adozione dell’AI.

L’AI è particolarmente adatta al sistema industriale italiano grazie alla sua capacità di fornire prodotti su misura e occupare nicchie di mercato. Inoltre, può contribuire a contrastare il calo demografico e il deficit di competenze, a condizione che vengano effettuati investimenti in formazione e nello sviluppo di figure professionali capaci di comprendere le esigenze concrete delle imprese.

Per favorire una maggiore adozione dell’AI, è necessario rafforzare il legame tra imprese e università, colmare il divario tra idee e competenze applicative e semplificare le procedure attraverso politiche pubbliche che eliminino colli di bottiglia. L’esperienza delle politiche Industria 4.0 e 5.0 può fornire spunti utili in questo senso.

Alcuni esempi di applicazione dell’AI includono l’uso di istruzioni in linguaggio discorsivo in gruppi composti da migliaia di programmatori e la possibilità di assistere medici in remoto in contesti a bassa densità di servizi. Alberto Tripi, presidente di Almaviva, definisce l’AI come intelligenza aumentata, sottolineando che, sebbene sia indispensabile, non può prescindere dall’apporto umano.

Entrambi gli esperti richiamano l’attenzione sulla necessità di stabilire regole condivise e globali per governare la rivoluzione tecnologica, limitando abusi come la diffusione di fake news e l’uso improprio dei dati. In conclusione, l’adozione dell’AI non è opzionale per le imprese; essa offre benefici significativi nella gestione di prodotti, processi e scelte di mercato, ma richiede investimenti in competenze interne e una collaborazione attiva con il sistema della ricerca per formare le nuove professionalità richieste.

Redazione

Redazione di scenarioenergia.it.

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