Energia

Flessibilità della domanda: come ridurre i costi energetici in Italia

In Breve

Cosa è la flessibilità della domanda?
La flessibilità della domanda è la capacità dei consumatori di adattare i propri consumi energetici in risposta a segnali esterni.
Quali sono i benefici della flessibilità della domanda?
Può ridurre i costi energetici e migliorare l'efficienza del sistema, abbattendo i picchi di domanda.
Qual è l'attuale prezzo dell'elettricità in Italia?
Il prezzo dell'elettricità ha raggiunto 224 euro al MWh, un livello non visto dal dicembre 2022.

Negli ultimi anni, il tema della flessibilità della domanda energetica ha guadagnato sempre più attenzione, specialmente alla luce delle recenti stime fornite da Flexit. Secondo le analisi, nei primi quattro mesi del 2026, il trasferimento dei consumi elettrici dalle ore più costose verso le ore centrali della giornata potrebbe portare a una riduzione dei costi dell’energia compresa tra il 5% e il 69%, con un abbattimento del prezzo fino a 59 euro al MWh.

Un abbassamento aggregato della domanda di energia elettrica di 2-5 GW, corrispondente a circa il 5-10% del carico totale italiano, potrebbe contribuire a ridurre il Prezzo Unico Nazionale (PUN) di 30-50 euro al MWh durante le ore di picco, traducendosi in una diminuzione dei costi tra il 10% e il 30% per i consumatori.

La flessibilità dal lato della domanda, nota anche come demand-side flexibility (DSF), rappresenta la capacità dei consumatori di adattare i propri consumi in risposta a segnali esterni. Ciò può avvenire sia singolarmente che attraverso operatori di mercato come retailer e aggregatori. I cosiddetti ‘flexumer’ possono beneficiare di tariffe dinamiche, contribuendo così ad appiattire i picchi di domanda e a ridurre il prezzo all’ingrosso dell’energia.

Un ulteriore vantaggio di questa flessibilità è la diminuzione del rischio di curtailment della produzione rinnovabile. Nel 2025, infatti, sono stati fermati 640 GWh di energia eolica su 21 TWh prodotti e 162 GWh di energia solare su 44 TWh. Questo evidenzia l’importanza di ottimizzare l’uso delle fonti rinnovabili, riducendo gli sprechi e migliorando l’efficienza del sistema energetico.

In Francia, gli aggregatori di demand response sono già attivi nei mercati all’ingrosso attraverso il meccanismo NEBCO, ottenendo riduzioni del prezzo all’ingrosso fino a 60 euro al MWh nei momenti di picco. In Italia, sono attualmente in corso quattro progetti pilota su mercati locali della flessibilità, situati a Milano (Unareti), Roma (Areti), nel Centro Italia (E-Distribuzione) e a Trieste (AcegasApsAmga). Questi progetti, tramite aste, remunerano i clienti che offrono la propria flessibilità, incentivando una maggiore partecipazione al mercato.

La neonata associazione italiana Flexit, parte del gruppo europeo SmartEn, che include operatori come retailer, aggregatori e produttori di tecnologia, sottolinea l’urgenza di attivare questo potenziale per ridurre rapidamente le bollette di famiglie e imprese. Attualmente, il prezzo dell’elettricità, come indicato dal PUN Index GME, ha raggiunto i 224 euro al MWh, un livello non visto dal dicembre 2022.

L’Unione Europea ha già previsto la possibilità di partecipazione della flessibilità dal 2019 con la direttiva 2019/944 e il regolamento 2019/943, mentre ARERA ha dato il via libera nel 2021. Michael Villa, presidente di Flexit e direttore generale di SmartEn, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di un framework normativo comune che uniformi le regole, consentendo lo sviluppo di mercati scalabili e di business replicabili.

Redazione

Redazione di scenarioenergia.it.

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