In Breve
- Cosa documentano le osservazioni a Ny-Ålesund?
- Documentano un aumento delle temperature e trasformazioni negli ecosistemi artici.
- Qual è l'aumento di temperatura registrato?
- Tra 1.1 °C e 1.35 °C per decennio dal 1993 al 2011.
- Quali sono gli effetti del riscaldamento sulla fauna locale?
- Compromette l'accesso al cibo per la fauna locale a causa della fusione precoce del manto nevoso.
La stazione ‘Dirigibile Italia’ a Ny-Ålesund, attiva dal maggio 1997 e gestita dall’Istituto di Scienze Polari (CNR-ISP) dal 2020, ha fornito dati cruciali per comprendere i cambiamenti climatici in corso nell’Artico. Da oltre trent’anni, questa stazione registra un progressivo aumento delle temperature, l’atlantificazione dei fiordi e trasformazioni significative negli ecosistemi polari.
Le infrastrutture di campo, tra cui la Amundsen-Nobile Climate Change Tower di 34 metri e il laboratorio Gruvebadet, sono fondamentali per il monitoraggio di parametri atmosferici, della composizione dell’aria e degli scambi energetici tra superficie e atmosfera. Inoltre, i sistemi mooring ancorati al fondale misurano continuamente parametri fisici, chimici e biologici della colonna d’acqua, fornendo un quadro dettagliato delle condizioni ambientali.
Le serie storiche raccolte tra il 1993 e il 2011 indicano un incremento della temperatura media compreso tra 1.1 °C e 1.35 °C per decennio, con un aumento di circa 1 °C ogni dieci anni nelle acque del Kongsfjorden. Questo segna una crescente influenza delle masse d’acqua atlantiche, che stanno modificando l’ecosistema locale.
Nel mese di aprile 2026, il progetto europeo LIQUIDICE ha rilevato anomalie termiche fino a 12 °C oltre la media stagionale. Questi dati hanno evidenziato una fusione precoce del manto nevoso, la formazione di canali d’acqua sui ghiacciai e la saturazione degli strati nevosi basali, compromettendo l’accesso al cibo per la fauna locale.
Inoltre, la deposizione di aerosol e polveri ha ridotto l’albedo della neve, accelerando lo scioglimento del ghiaccio marino e favorendo la sostituzione del ghiaccio pluriennale con strati più sottili e vulnerabili. Le rilevazioni hanno anche documentato il degrado del permafrost, con il rischio di rilascio di gas serra dal terreno, e l’espansione della vegetazione nota come Arctic Greening.
I ricercatori evidenziano l’importanza delle serie di lungo periodo per distinguere la variabilità naturale dai cambiamenti di origine antropica. Comprendere quanto e come l’Artico stia cambiando è fondamentale per affrontare le sfide future legate al clima.
I risultati e le prospettive della ricerca polare italiana saranno discussi a Roma dal 5 al 7 ottobre durante la Conferenza nazionale polare, organizzata dal CNR in collaborazione con ENEA, INGV e OGS.
